Codice dell’Innovazione – Aspetti fiscali e civili del “patent box” nazionale ed estero

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Codice dell’Innovazione – Aspetti fiscali e civili del “patent box” nazionale ed estero

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Aspetti fiscali e civili del “Patent Box” nazionale ed estero

Giovanni Buttaro, Andrea Di Giuseppe Cafà, Stefano Mazzocchi, Roberto Viscomi

Edizione: I
Pubblicazione: aprile 2016
Pagine: 1344
ISBN: 978-88-99449-02-5

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Categoria:

Gli Autori

Giovanni Buttaro

Dottore commercialista e consulente aziendale di PMI con studio professionale in Milano e Roma. Esperto in materia di IVA e della disciplina fiscale e societaria dei gruppi aziendali.

Andrea Di Giuseppe Cafà

Dottore commercialista, consulente aziendale e revisore legale dei conti sia per enti privati sia per enti pubblici, vanta numerose esperienze nel settore della formazione fiscale e contabile. Opera da diversi anni sul territorio nazionale ed internazionale con un proprio studio a Milano e collabora con professionisti esteri di diversi Paesi.

Stefano Mazzocchi

Dottore commercialista, revisore contabile con studio professionale in Milano e Roma, docente di “Diritto Tributario” presso l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro. Insegna per la Scuola Superiore dell’Economia e Finanze – Ministero dell’Economia e delle Finanze. Relatore in convegni in materia di IVA comunitaria, trust, Imposte sui redditi, è, anche, autore di numerose pubblicazioni e scrive su riviste specializzate di settore.

Roberto Viscomi
Avvocato con studio professionale in Milano e Londra. Professore presso l’Università Unicusano di Roma e cultore della materia di diritto tributario e fiscale presso l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro. Autore di numerose pubblicazioni su riviste specializzate di settore e ha pubblicato per Kluwer Academic Publisher un trattato sull’arbitrato in Italia. Si occupa principalmente di contrattualistica internazionale, real estate, diritto dell’energia, arbitrato e diritto tributario internazionale.

 

Descrizione

L’agevolazione fiscale comunemente denominata “Patent Box” consiste, in sintesi, in un regime opzionale, di durata quinquennale e rinnovabile, che consente di escludere dal concorso alla formazione della base imponibile IRES/IRPEF e IRAP una quota del reddito derivante dall’utilizzazione o dalla concessione in uso di alcune tipologie di beni immateriali (c.d. intangibles). In particolare, l’ambito di applicazione oggettivo dell’agevolazione, tenuto conto sia della norma primaria istitutiva (comma 39 della Legge 23 dicembre 2014, n. 190, c.d. “Legge di Stabilità 2015), così come emendata dal c.d. “Investment compact” (art. 5 del D.L. 24 gennaio 2015, n. 3), sia del contenuto del decreto attuativo (D.M. 30 luglio 2015), include i seguenti beni:

— software protetto da copyright;

— brevetti industriali concessi o in corso di concessione, ivi inclusi i brevetti per invenzioni, le invenzioni biotecnologiche e i relativi certificati complementari di protezione, i brevetti per modelli di utilità, nonché i brevetti e certificati per varietà vegetali e le topografie di prodotti a semiconduttori;

— marchi di impresa e marchi collettivi, registrati o in corso di registrazione;

— disegni e modelli giuridicamente tutelabili;

— informazioni aziendali ed esperienze tecnico-industriali, comprese quelle commerciali o scientifiche proteggibili come informazioni segrete, giuridicamente tutelabili (c.d. “know how”).

Il software protetto da copyright, sia di base sia applicativo, è assimilabile all’opera dell’ingegno e ad esso si applica la disciplina tipica del diritto di autore (Legge 22 aprile 1941, n. 633) e, pertanto, anche quanto previsto dal Codice civile (artt. 2575-2583).

I marchi e gli altri segni distintivi, i disegni e modelli, le invenzioni, i modelli di utilità e le informazioni industriali riservate ricadono invece nella disciplina della c.d. “proprietà industriale” prevista dal Codice della Proprietà industriale (D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30). In particolare, per le invenzioni industriali e i modelli di utilità la tutela dei diritti di proprietà industriale deriva dai “brevetti” mentre per marchi, disegni e modelli i diritti di proprietà industriale derivano dalle “registrazioni”.

La nuova disciplina, così come avviene da diversi anni in altri Paesi europei, si ispira alle più recenti raccomandazioni dell’Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), riportate nel documento programmatico Base Erosion and Profit Shifting (BEPS) 2015 Final Reports, che invitano all’utilizzo del “nexus approach” for preferential intellectual property (IP).

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